lunedì 28 febbraio 2011

attesa anni '80... che maravilla

Mentre tutti si vantano di respirare un’evocazione da fine anni ’80 – storia che vorrebbe Cavani, Ibra e Pato eredi di Maradona, Van Basten e Gullit e già così ce ne sarebbe da intristirsi – e nessuno sembra rendersi conto che è sia parecchio da vecchi sia un discreto marchio di fallimento rimpiangere quell’epoca, da parte della nostra, mentre il ritorno di capelli (e cappelli) improbabili tiene banco, dicevo, non è che le altre stiano ferme a guardare.

Oddìo, tranne la Juve. Ma, del resto, la quota salvezza è raggiunta, i punti sono 41, si può archiviare la stagione, no? Arrivederci Signora, chissà se il prossimo incontro col Diavolo la tirerà fuori dal letto, per intanto sono due scappellotti anche dal Bologna, con tanti saluti (quasi pronti, come le valigie) a Gatto Delneri.

venerdì 25 febbraio 2011

nemmeno ve la anticipo...

Bryan Carrasco è un genio... o un deficiente?
Ca-po-la-vo-ro



fuori una. per ora


E che sarà mai. Adesso tutti a intonare il de profundis. Dice il sòr Galliani che no, troppo presto e non dimentichiamoci che la squadra campione d'Europa e del mondo è italiana. Considerato che lo diceva anche del Milan e sono arrivati tre anni tra i più bui del venticinquennio dalle candeline ancora fumanti, fossi dell'Inter mi preoccuperei piuttosto anzichenò.

Perché sia fugato ogni sospetto iettatorio, va detto

ritratto dell'atleta da... grasso? ubriaco?

È tornato abbastanza in forma, a giudicare dalle foto.
Linguaggio del corpo entusiasta, moralmente e fisicamente impeccabile.

Pare già di vederlo fare l'aeroplanino in onore di Montella...

martedì 22 febbraio 2011

ma la notte... altro che serie a


Forse perché nessuno voleva perdersi la mezz’ora di canzoni, nemmeno fossero al caminetto di casa loro, a firma Morandi e Ranieri. Forse per godersi lo spettacolo di Blake Griffin che, oltreoceano, per essere precisi nella città degli angeli, fluttuava sopra il cofano di un’auto, mentre un altro folle gli alzava una palla a spicchi dal tettuccio della stessa, e andava a canestro per vincere la gara delle schiacciate NBA (il tutto mentre un coro gospel sul parquet salmodiava “I believe I can fly”). Forse semplicemente perché il calcio italico ha il suo bell’agio a dimostrarsi meno che catatonico. Fatto sta che le emozioni meno soporifere del weekend le hanno offerte più i casi velenosi e spinosetti che il pallone in sé.

diciassette porta sfiga

Abbiam fatto sedici, facciamo… senza. Il Barça, che solo un’occhiata fa ci aveva fatto saltare sulla sedia mandando in tocchetti un record cinquantenario, scrive la fine alla serie di vittorie consecutive, anziché strapazzare il Gijon e fare diciassette, come tutti avrebbero immaginato.

Niente di grave per quelli di Pep, sia chiaro, ma è comunque un fatto che il tiki-taka catalano, sempre così veloce da stordirti e non farti capire com’è che la palla ti stia fissando immobile dall’altra parte della tua linea di porta, questa volta si sia inceppato. Ed è altrettanto un fatto che ventiquattr’ore dopo, quegli altri, quelli del record perso e che arrancavano in classifica, per i nervi tesi di un certo Specialone, giocavano in dieci dal secondo minuto ma spaccavano la porta con il terzino Marcelo, facendo tre punti sull’altra sponda di Barcellona (quella dell’Espanyol di cui quasi nessuno, nemmeno a Barcellona, si accorge mai). La classifica, adesso, dice più cinque azul-grana. Stiamo a vedere e aspettiamoci che sia Messi sia Ronaldo non siano felicissimi di non aver timbrato, a questo giro, e non vedano l’ora di sistemare la faccenda.

Approfittiamo dello spettacolo insolitamente scarno della vetta per dare un’occhiata più sotto. L’altra di Madrid, quella biancorossa cara ai materassai (colchoneros), si firma Atletico ma i suoi, di atleti, non stanno avendo un periodo felicissimo. Con la metà dei punti dei concittadini galleggiano in mezzo alla tabella, perdendo pure in casa dal Valencia. Questi, che erano partiti a razzo per poi mollare, tornano comunque davanti al Villarreal che sembra aver smarrito la rotta. Sconfitta anche a La Coruña, Giuseppe Rossi e gli altri del Sottomarino Giallo stanno perdendo il treno Champions (saranno avversari del Napoli in Europa League).

A Santander temevano la retrocessione. Ora respirano più tranquilli, battuto 3-2 il prestigioso Siviglia che, invece, condivide le sorti senza arte né parte dell’Atletico Madrid. Straordinari, di contro, gli altri atletici, quelli tutti baschi di Bilbao: quinti in classifica, un vero peccato la sconfitta per 1-0 a Maiorca che ne frena le ambizioni di Europa nobile. Il Getafe è la terza squadra di Madrid, ma va meglio dell’Atletico pur avendo solo pareggiato col disperato Malaga, ultimo. Se lasciamo cadere l’occhio sulla lotta salvezza, però, scopriamo un intrico di speranzose da far girar la testa: sono coinvolte, oltre a Osasuna, Almeria e al citato Malaga, altre sei squadre, dall’Hercules di Alicante al Real Zaragoza, passando per Santander, Deportivo, Levante e proprio lo Sporting Gijon indigesto ai catalani campioni.

Torna la Champions, Barça e Real qualche ambizione ce l’hanno anche lì. Ci divertiremo.

pazzini chi? ecco matri!

Toh, chi si rivede. Una Vecchia Signora, che tutti già avevano salutato come si fa in stazione con la pensionata che sale su un treno per le Cinque Terre liguri e va a curarsi i reumi. E invece la Signora è orgogliosa. Si ricorda che hanno infangato il suo blasone e, soprattutto, si ricorda che quelli lì di fronte, con le strisce nere e le altre azzurre, sono quelli che si fanno chiamare “onesti”. Intendendo, nemmeno troppo velatamente, che l’epiteto opposto vada appiccicato ai cavalieri della Signora. Ha un bel dire, Leonardo, che Calciopoli ormai è vicenda noiosa e sarebbe ora di finirla. Gli inquilini torinesi, i protagonisti della suddetta storia, hanno ancora qualche sassolino da togliersi dagli scarpini, qualcosa della taglia di uno scoglio. E domenica notte hanno pensato bene di rovesciare quel fastidio sul prato dell’Olimpico torinese.

Chi avrebbe scommesso che i delneriani avessero le armi per frenare la rimonta dei Campioni? Ma, al di là dei luoghi comuni sulla palla rotonda e di altre amenità simili, nel pallone vinci se corri e la Juve ha corso di più, ha corso meglio e pure di squadra. Per questo, assistendo alla novantina di minuti più attesa della giornata, la sensazione che un’impresa alquanto inaspettata si stesse materializzando andava facendosi sempre più vivida. Matri confermava di essere un acquisto per davvero con l’1-0 (salvo mangiarsi il comodo raddoppio in fotocopia). L’Inter dava l’impressione di non saper bene cosa combinare, e allora a mali estremi estremi rimedi: palla di Maicon per Leone Eto’o, porta vuota e tutto a posto. Non stavolta. La traversa trema ancora e il segno che doveva finire così è tracciato.

Apprezza piuttosto anzichenò il Naviglio altro, che si bagna di rossonero. Sabato, in vista dello sbarco da Londra del Tottenham – in calendario martedì (avete saputo? torna la Champions!) – i primi della classe avevano maltrattato i giallorossi del prosciutto crudo: Milan - Parma 4-0, centesimo gol per Cassano che ci infila pure due assist degni di Fantantonio e, alla luce della domenica, più tre in classifica dai cugini. Ma non dal Napoli, che continua a correre come Lavezzi. E come Cavani, 24 anni oggi e 20 gol in campionato, pochi? fate voi. È certo che, se la sfida dell’Olimpico di Roma doveva dirci come i giallorossi sarebbero rientrati nel giro tricolore, adesso sappiamo che gli azzurri di Mazzarri resteranno lassù, per Ranieri invece parecchie gatte da pelare, ammesso che gli resti una panchina sotto il sedere.

Detto della vetta, laddove si riaffaccia la Lazio corsara a Brescia (0-2), appena sotto arriva l’Udinese che continua a marciare a ritmi misteriosamente elevati. La squadra più in forma del campionato ne dà 3 al Cesena, non stiamo nemmeno a dire se Di Natale ha segnato anche stavolta. Nella gara del pranzo, il Palermo che vinceva sempre in casa perde tra le mura amiche dalla Fiorentina che non vinceva fuori da un anno, evento tipico di una giornata sorprendente se ce n’è una. Se tra Bari e Genoa finisce senza gol ma non senza noia, il Cagliari strapazza il Chievo e costruisce una classifica notevole assai (35 punti). Catania e Lecce decidevano chi si inguaiava in fondo, e i siculi dicono “tocca a voi” ai giallorossi e peggio per i pugliesi. La Samp partiva a cento all’ora e stroncava il Bologna, così lanciato nelle giornate precedenti, con tre gol in un quarto d’ora.

Ah, le coppe europee vi sono mancate? Signori, preparatevi, il bello della stagione arriva ora.