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| «Non sempre vince il migliore» dice. E in Europa non vince mai... com'è? |
le altre carbonare
giovedì 10 marzo 2011
fuori tre... mica malissimo
mercoledì 9 marzo 2011
estasi messi-anica e sondaggio londinese
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| la ri-Montella io no, io no! |
Quindi, andiamo con il sondaggio su stasera: come andrà a Londra?
Tottenham - Milan?
E infine, piccolo regalo per chi non lo avesse ancora visto, il gol di una bellezza dolorosa della Pulce. Per conto mio, l'arbitro anziché fischiare la fine del primo tempo doveva chiudere la partita in virtù di una manifestazione del divino...
martedì 8 marzo 2011
Il sondaggione pan-europeo che nemmeno mannheimer
Il sondaggio lo trovate qui sotto e in alto a destra nella pagina, poi io invio i risultati direttamente sul Blackberry di Mexes, appena finito il riscaldamento. O appena spenta la stufetta.
A posto.
Shakhtar - Roma, Rimontella?
Quindi passa lo shakhtar... vediamo, vediamo!
venerdì 25 febbraio 2011
fuori una. per ora
martedì 22 febbraio 2011
europa. no, l'altra

coerenza italia; tutte seconde. ma almeno la roma c’è

champions! (II)

Schalke 04 e Lione agli ottavi nel gruppo B, per esempio, con lo Schalke che va in testa strapazzando i francesi – e chi non scommette un doblone che Huntelaar, sempre a segno in Germania, affili un coltello ogni notte aspettando di ritrovare il Milan negli ottavi?
Nel gruppo C, il giudice dice Manchester United e Valencia – ritorno in campo e al gol di Wayne “me-ne-voglio-andare-ah-pagate?-allora resto” Rooney, il Man ancora non ha preso reti in Champions. Più o meno come il Bursaspor (1-6 dai valenciani), che non si può definire squadra di pallone e di gol ne ha portati a casa 15; miracoli offensivi: uno.
Per il Barça c’era un compitino, prima di pensare al Clásico contro il Real: Panathinaikos asfaltato (0-3) e sì, so che ve lo state chiedendo, Messi ha segnato ancora; stavolta al termine di una scena da teatro con 5 interpreti che accompagnano la biglia – partita dai piedi, baciati da Dioniso, della Pulce – a fare un giro, prima di tornarla al legittimo proprietario che la mette a nanna in porta. Qualcosa che rasenta l’erotismo.
Non sono sicuro che ve ne foste accorti, ma l’argomento di giornata, al tribunale con la musichetta suggestiva e i trofei orecchiuti, era “Benitez sì - Benitez no”. Due sconfitte consecutive in campionato, le sberle di Bale subite a Londra e un’infermeria che nemmeno dopo la battaglia di Solferino. Dei brutti presagi, in effetti, la serata di S. Siro – ospite il Twente – li portava in dote e continuava pure a confezionarne, sotto forma di grappoli di occasioni mancate (tra cui una traversa scossa da Sneijder).
Poi, un pallone magnamino si ammantava di destino luminoso e prendeva a rotolare, innocente e goloso, per l’area di rigore degli olandesi che, a loro volta, stavano a guardare come di fronte all’Inevitabile. Questi assumeva anche nome e cognome, Esteban Cambiasso, il cui sinistro senza fronzoli ingrassava la rete e l’orgoglio degli spalti, che esplodevano la loro liberazione dall’angoscia. 1-0 e giusto così, anche se Landzaat piazzava – con l’insolenza pigra e deliziosa con cui avrebbe calciato se fosse stato stravaccato sul divano di casa – un pallone alle spalle di Castellazzi, ma la traversa marcava un pareggio privato e salvava Rafa.
Sì perché, per ora, Massimo Decimo Meridio Moratti ha esposto, di fronte alla folla assetata di sangue e vittorie, un pollice alto. Peraltro, siamo fermamente convinti che l’abitudine del petroliere nerazzurro ad assecondare costantemente i media, nel giochino di far traballare la panca, sia quantomai deleteria per il pacioso tecnico ispanico e per l’Inter tutta; e, a dirla tutta, ricorda molto la Beneamata Sceneggiata dei vecchi tempi, pre-calciopoli.
Sta di fatto che il pallottoliere non mente, l’Inter è agli ottavi come gli odiati cugini. E, come loro, è seconda nel girone, almeno per ora, perché il Tottenham non ha smesso di dare spettacolo e ha steso il Werder Brema come una pezza lavata (3-0). Bale si conferma un marziano del gioco sulla fascia sinistra e, se queste sono le prestazioni, gli uomini di Redknapp meritano il primato che stanno conquistando.
A presto, con i verdetti eliminatori finali e poi la Coppa Campioni andrà a godersi le Feste.
champions!

il calcio, signori

Partiamo dalla fine. La faccia di Chiellini nell’intervista post Lech-Poznan – Juventus dice davvero l’indicibile. Ha ancora negli occhi lo spettro di qualcosa di incredibile, di impossibile. C’era una storia già scritta – e già quella non era così onorevole al cospetto della Storia della Signora, ma almeno valeva tre punti. Poi una linea impazzita ha spezzato il loop. Spiazzato giocatori, panchine, dirigenti, spettatori e televisioni. Rivedere il sinistro di Rudnevs per il 3-3 finale dà l’idea di un video che viaggi a 2x. Pareggio del Lech. Al novantaduesimo. Un sinistro spericolato, disperato. Sul campo si stava come se, lanciando una moneta, la Juventus potesse vincere sia che uscisse testa, sia che fosse croce. Ma la moneta atterra sul ciglio tra le due facce e resta lì, che probabilità c’erano? Il calcio, signori. È tutto qui.
La Juventus rischia di uscirne con le ossa rotte, non che già prima non avesse ematomi belli evidenti. Ma ribaltare una partita da due a zero sotto è sempre una tisana bella calda, anche se hai davanti dei paria del fòbal; finire così, rimontati di nuovo, invece... la faccia di Chiellini, ecco. La notte precedente c’era davvero chi sperava che la musichetta della Champions mettesse le ali alla compagine imbolsita presa a sberle quattro giorni prima dal Cesena. Non è accaduto. Hanno un bel daffare i giornali a rincorrersi salmodiando “Ibracadabra-Ibracadabra”. Il Milan è quello di Cesena. Almeno per ora. Una squadra che tenta di negare la forza della logica abbandonandosi nelle braccia di Dioniso. EZlatan, che può permettersi, dall’alto del suo enorme naso, di attaccar briga con Arrigo-allenavo-la-squadra-più-forte-di-sempre-Sacchi, è il perfetto profeta di tale follia. C’è molta poesia nel tentativo di far del calcio un gioco per esteti, tutti insieme appassionatamente. Ma la logica ha la forza di incorporare tutto ciò che, apparentemente, le sarebbe avverso, trasformandolo in una macchina efficiente e, appunto, logica.
La logica, che ci piaccia o meno, è vincente, traduco: puoi essere Mandrake, con la palla, ma se non corri – o se altri non corrono per te – non la vedi mai. Al Milan sembrano tutti dispiaciuti di constatare che è così. E continuano: “Ibracadabra, Pato, Dinho, Robinho”, sperando che il mantra si traduca in un incantesimo e fiocchino i gol, come premio divino alla loro maestà. Nel frattempo, quelli dell’Auxerre corrono tre volte tanto, colpiscono una traversa, sprecano uno scellerato contropiede tre contro zero. E solo per questo non stiamo a raccontare la replica di Cesena. Per questo e perché, data la pochezza dei francesi, Ibra il Folle riesce a scardinare per un paio di brevi istanti la logica, e per stavolta tanto basta. L’Inter non passa a Twente. Milito deve ritrovarsi, un po’ in crisi d’identità, si starà chiedendo: “Non è che il Milito dell’anno scorso è stato un caso e il resto della carriera, via pur sempre costellata di gol, esprimeva meglio la mia dimensione?”. Crisi, ritengo, foraggiata dallo scarso protagonismo del Mondiale. Ma tornerà, troppo più forte e più intelligente, in campo, di queste nuvole passeggere. Intanto c’è Eto’o, e scusate se è poco. Queste poche righe, e il weekend di campionato scorso, mi bastano per dire che da battere – almeno in Italia – c’è sempre e solo l’Inter e che l’operazione mediatica tesa ad affermare che il Diavolo sarebbe più vigoroso del Serpentone ha francamente stancato. Ma anche sortito effetti tra le folle rossonere, questo è certo.
Sono ovviamente disposto ad essere smentito e a negare di aver mai sostenuto quanto detto, qualora la prossima primavera fosse teatro di scene trionfali tra le schiere Gallian-berlusconiane. Se un’altra ed enorme linea di fuga dalla logica dovesse spezzare la storia che vedo già scritta, allora sarei stato un fanatico della potenza di fuoco rossonera fin dalla prima ora. Il calcio, signori. È tutto qui.



