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giovedì 10 marzo 2011

fuori tre... mica malissimo

«Non sempre vince il migliore» dice. E in Europa non vince mai... com'è?
Scusi Maestro Adriano, posso andare col De Profundis, ora?

Facciamo a capirci: tutti sono già lì a dirmi che il Milan esce dalla Champions League a testa alta. Lo stesso Galliani di cui sopra ricorda – e non si capisce come possa essere un titolo di giustificazione – che negli ultimi dieci anni la Coppa orecchiona si è vista alzata due volte (sommando quella dell'Inter fa tre e vorrebbe raccontarci che il calcio italiano è ancora bello pimpante). Allegri mi informa che questa uscita dall'Europa gli dà carica (hariha) e fiducia per il campionato. Ibra e soci salmodiano che hanno dato il massimo ed è mancato solo il gol.

È evidente che c'è qualcosa che mi sfugge, però. Del resto, a mio (im)modestissimo modo di vedere, delle due, l'una: 

mercoledì 9 marzo 2011

estasi messi-anica e sondaggio londinese

la ri-Montella io no, io no!
Prima di tutto: bravi, nel sondaggio di ieri avete azzeccato il passaggio dello Shakhtar... ma nessuno aveva intuito il disastro Roma.
Quindi, andiamo con il sondaggio su stasera: come andrà a Londra?

Tottenham - Milan?


E infine, piccolo regalo per chi non lo avesse ancora visto, il gol di una bellezza dolorosa della Pulce. Per conto mio, l'arbitro anziché fischiare la fine del primo tempo doveva chiudere la partita in virtù di una manifestazione del divino...

martedì 8 marzo 2011

Il sondaggione pan-europeo che nemmeno mannheimer

Allora, visto che vi piace fare i guasconi e andare in giro a spargere felucche vendendole per opinioni di esperti... adesso mi dite come finisce stasera e se la Roma riuscirà la ri-Montella in Ucraina!

Il sondaggio lo trovate qui sotto e in alto a destra nella pagina, poi io invio i risultati direttamente sul Blackberry di Mexes, appena finito il riscaldamento. O appena spenta la stufetta.
A posto.

Shakhtar - Roma, Rimontella?


Quindi passa lo shakhtar... vediamo, vediamo!

venerdì 25 febbraio 2011

fuori una. per ora


E che sarà mai. Adesso tutti a intonare il de profundis. Dice il sòr Galliani che no, troppo presto e non dimentichiamoci che la squadra campione d'Europa e del mondo è italiana. Considerato che lo diceva anche del Milan e sono arrivati tre anni tra i più bui del venticinquennio dalle candeline ancora fumanti, fossi dell'Inter mi preoccuperei piuttosto anzichenò.

Perché sia fugato ogni sospetto iettatorio, va detto

martedì 22 febbraio 2011

europa. no, l'altra

C’è un’Europa che non scende in campo di martedì né di mercoledì. C’è un’Europa che non è quella dalle grandi orecchie, ma nemmeno dal grande occhio della tivù (almeno, non così grande). C’è un’Europa, guarda un po’, che all’Italia sembra non importare per niente. Eppure, proprio in virtù di quell’Europa lì – pardon – League, dall’anno prossimo nell’altra Europa, quella tutta stelle e musichette, ci sarà un’italiana in meno. Al termine dell’ultima giornata della coppa che non è la Champions, le pagelle delle italiane confermano quanto già scritto: accanto a Juventus, Palermo e Sampdoria appare la dicitura “Non promosso”.

La consolazione, comunque, arriva: il Napoli chiude a 7 punti, sufficienza piena e avanti. Gli azzurri di Mazzarri ospitavano lo Steaua di Bucarest, chi vince passa (al primo posto irraggiungibile c’era il Liverpool): e vince Edinson Cavani, uno che segna con la frequenza e la naturalezza con cui respira, anche se stavolta gli servono 3 minuti oltre il novantesimo.

La Juventus aveva sempre pareggiato e, se c’è una cosa in cui la Signora è inarrivabile, trattasi dell’eleganza della coerenza: così, sbarcata alla corte del Man (City) di Man(cini) (già qualificato in testa al gruppo A) disegna 1-1 sul tabellino. Segna Niccolò Giannetti, classe ’91, non malissimo. Ultima giornata inutile, nel gruppo I, della Samp, che sfidava l’altra reietta, il Debrecen. Perché non si dica che i blucerchiati non hanno fatto un regalo a ciascuna rivale, segnate un 2-0 per gli ungheresi e non se ne parli più. Anzi, un’ultima cosa: ricordate che la Samp giocò i preliminari di Champions, vero? Ci resta il Palermo che, nel gruppo F, è stato eliminato da Cska di Mosca e Sparta Praga. Ultima gara con il povero Lausanne (1 punto soltanto) e vittoria dell’inutilità, l’1-0 è dell’argentino Muñoz.

Al di fuori dei nostri confini, non è che manchino le sorprese: i greci dell’Aris, allenati dall’immarcescibile Hector Cuper, passano il turno alle spalle del Bayer di Leverkusen; di per sé, non sarebbe granché, se non fosse che a farne le spese è l’Atletico di Madrid, che fa 1-1 proprio in Germania e si vede scippare la qualificazione. Per quel che conta il parere di chi scrive, siamo di fronte ad un’altra squadra dal grande organico che prende sottogamba l’impegno minore in Europa. Non così il Villarreal di Giuseppe Rossi, che a Bruges ne fa un paio e garantisce il primo posto ai gialli. Prestigio anche tra Siviglia e Borussia Dortmund, in palio il passaggio accanto al Paris Saint Germain: 2-2 in terra ispanica e sono i padroni di casa a gongolarne.

I giudici dell’Olimpo calcistico, alla fine, hanno parlato: Italia agli inferi. Certo, non è che ci si sia impegnati a dar loro motivo di ricredersi, anzi, la notizia sembra sollevare gli animi delle eliminate, che non dovranno sorbirsi trasferte irritanti. Si paga con un posto in Champions e la sensazione che, non volendo giocarsela, si sarebbe potuto lasciare l’onere a qualcun altro.

coerenza italia; tutte seconde. ma almeno la roma c’è

Ciao ciao Champions League. Grazie di tutto, arrivederci a dopo il disgelo. Terminate le sei (doppie) giornate, i verdetti sono definitivi e inappellabili. Le ultime sfide non stravolgono le classifiche dei gironi, così allo spettatore impoltronito non gira la testa e allo scommettitore affamato non scoppia il cuore (ma continuerà a mordere lo stomaco).

Nel girone A, martedì sera, restava da definire una formalità tutto sommato decisiva: i campioni in carica, che smezzano l’affitto di San Siro, andavano a Brema per battere un Werder ormai fuori da tutto. In palio, nell’ordine: il primo posto del girone, la gara della fiducia prima del Mondiale per Club, l’autorità di Benitez e – non ultima – la faccia. Perso tutto. Tre a zero, segna pure quell’Arnautovic voluto fortemente e praticamente mai impiegato a suo tempo dall’Inter. Il primato in classifica era accessibile, perché il Tottenham si fermava 3-3 con il Twente, ma invece niente. Al Mondiale, dire soltanto che l’Inter ci arriva con le ruote sgonfie è davvero voler tenere bassi i toni. Benitez, poveraccio, viene reiteratamente esautorato dal suo presidente, resta seduto lì ma non sembra più quello del fatto. Quanto al perdere la faccia, era stato proprio Moratti a esorcizzare con forza altre “figure del cavolo”: esorcismo vagamente imperfetto e Massimo si sente “tradito” dalla sua Beneamata.

Il girone B, invece, la sorpresa l’aveva regalata alla quinta giornata, quando lo Schalke aveva oltrepassato il Lione. In questa volata con arrivo a Benfica, bravi i tedeschi a confermarsi e a chiudere il girone in testa, francesi secondi, Europa League ai rossi di Lisbona. Nel girone C, udite udite, il Bursaspor porta a casa un punto! Lo strappa ai Rangers di Glasgow (1-1), ormai sicuri dell’Europa League. Stesso punteggio tra le due promosse, prima il Manchester United e poi il Valencia. Il Barça, parliamo del gruppo D, se non stupisce non gode: per battere il Rubin Kazan vanno in campo sette ragazzini del vivaio, trattano tutti la palla come Don Giovanni le donne e hanno negli occhi le imprese dei titolari, ad ispirarli. Anni di soddisfazioni attendono i tifosi blaugrana. Si qualifica anche il sorprendente Copenhagen.

La Roma, grazie al bel gol di Marco Borriello – e nonostante il pareggio subito nel finale – trova il punto che le serviva, contro il Cluj, e passa il turno alle spalle del Bayern che, peraltro, aveva affossato gli inseguitori dei giallorossi, gli svizzeri di Basilea (3-0). A Marsiglia, perde ancora il Chelsea di Carletto Ancelotti. I Blues passano comunque come primi – proprio i francesi secondi – ma qualche incantesimo andrà inventato, dalle parti di Stamford Bridge, dopo aver perso male anche il primato in Premier. Passeggiando sui resti dell’Auxerre (4-0), nel girone G, i Bianchi di Mourinho sono i meglio classificati della Champions (16 punti su 18); per il Milan, basta la metà dei punti, ma l’ultima rappresentazione a San Siro non è tanto carina: lo 0-2 dall’Ajax, che si garantisce l’Europa League, è un viatico poco incoraggiante per il campionato, oltre che un’altra bocciatura per Ronaldinho, quasi irritante nei suoi novanta minuti. Se toccava offrire al pubblico infreddolito un simile spettacolo, tanto valeva imitare Guardiola e regalare un’emozione ai ragazzini della Primavera.

Per chiudere la carrellata, l’Arsenal non aveva ancora chiuso i conti, ma stende il Partizan di Belgrado (3-1) e via, per gli ottavi ci sono anche quelli di Wenger (però in testa c’è lo Shakhtar, 15 punti). Mentre spolveriamo le palle per l’albero di Natale, mettiamo in soffitta il pallone stellato della Champions; lo useremo di nuovo solo dal termine di febbraio e una lacrima, all’esteta calcionaro, gli scende. Ultima appendice: se volete sapere quale, tra le prime della classe, toccherà in sorte a Inter, Milan e Roma, venerdì a Nyon si tratterà anche lì di palle: conterranno i nomi delle future avversarie europee.

champions! (II)

Fine della prima parte, inizio della seconda parte. La Champions League non si ferma per applaudire la rimonta della Roma, il Milan promosso, nemmeno l’invincibile armata al gusto di meringhe e Mou. La Champions ha altri processi da sentenziare già ventiquattr’ore dopo:

Schalke 04 e Lione agli ottavi nel gruppo B, per esempio, con lo Schalke che va in testa strapazzando i francesi – e chi non scommette un doblone che Huntelaar, sempre a segno in Germania, affili un coltello ogni notte aspettando di ritrovare il Milan negli ottavi?

Nel gruppo C, il giudice dice Manchester United e Valencia – ritorno in campo e al gol di Wayne “me-ne-voglio-andare-ah-pagate?-allora resto” Rooney, il Man ancora non ha preso reti in Champions. Più o meno come il Bursaspor (1-6 dai valenciani), che non si può definire squadra di pallone e di gol ne ha portati a casa 15; miracoli offensivi: uno.

Per il Barça c’era un compitino, prima di pensare al Clásico contro il Real: Panathinaikos asfaltato (0-3) e sì, so che ve lo state chiedendo, Messi ha segnato ancora; stavolta al termine di una scena da teatro con 5 interpreti che accompagnano la biglia – partita dai piedi, baciati da Dioniso, della Pulce – a fare un giro, prima di tornarla al legittimo proprietario che la mette a nanna in porta. Qualcosa che rasenta l’erotismo.

Non sono sicuro che ve ne foste accorti, ma l’argomento di giornata, al tribunale con la musichetta suggestiva e i trofei orecchiuti, era “Benitez sì - Benitez no”. Due sconfitte consecutive in campionato, le sberle di Bale subite a Londra e un’infermeria che nemmeno dopo la battaglia di Solferino. Dei brutti presagi, in effetti, la serata di S. Siro – ospite il Twente – li portava in dote e continuava pure a confezionarne, sotto forma di grappoli di occasioni mancate (tra cui una traversa scossa da Sneijder).

Poi, un pallone magnamino si ammantava di destino luminoso e prendeva a rotolare, innocente e goloso, per l’area di rigore degli olandesi che, a loro volta, stavano a guardare come di fronte all’Inevitabile. Questi assumeva anche nome e cognome, Esteban Cambiasso, il cui sinistro senza fronzoli ingrassava la rete e l’orgoglio degli spalti, che esplodevano la loro liberazione dall’angoscia. 1-0 e giusto così, anche se Landzaat piazzava – con l’insolenza pigra e deliziosa con cui avrebbe calciato se fosse stato stravaccato sul divano di casa – un pallone alle spalle di Castellazzi, ma la traversa marcava un pareggio privato e salvava Rafa.

Sì perché, per ora, Massimo Decimo Meridio Moratti ha esposto, di fronte alla folla assetata di sangue e vittorie, un pollice alto. Peraltro, siamo fermamente convinti che l’abitudine del petroliere nerazzurro ad assecondare costantemente i media, nel giochino di far traballare la panca, sia quantomai deleteria per il pacioso tecnico ispanico e per l’Inter tutta; e, a dirla tutta, ricorda molto la Beneamata Sceneggiata dei vecchi tempi, pre-calciopoli.

Sta di fatto che il pallottoliere non mente, l’Inter è agli ottavi come gli odiati cugini. E, come loro, è seconda nel girone, almeno per ora, perché il Tottenham non ha smesso di dare spettacolo e ha steso il Werder Brema come una pezza lavata (3-0). Bale si conferma un marziano del gioco sulla fascia sinistra e, se queste sono le prestazioni, gli uomini di Redknapp meritano il primato che stanno conquistando.

A presto, con i verdetti eliminatori finali e poi la Coppa Campioni andrà a godersi le Feste.

champions!

La Champions League è come un fascio di luce che viene periodicamente ad illuminare le notti di noi malati di fútbol, ricordandoci che, sul tortuoso cammino per la beatitudine, non solo di noie domenicali e autolesionismi catenacciari occorre alimentarsi. A portarci conforto, durante una stagione in cui sembra che i pedatori delle squadre italiane corrano in slow motion, arrivano certi martedì e mercoledì: basta sentire da lontano quella musichetta, che il tifoso prende a sbavare, tipo cane di Pavlov, e lo si vede attratto con aria da zombie dal suo particolare e gustoso cervello, lo schermo in 16:9.

Beh, martedì 23 novembre noi morti viventi ci siamo divertiti, serata raffinata dai gusti variegati e pure due belle vittorie che riscattano l’operato claudicante messo a referto fin qui da Roma e Milan. Si partiva col girone F, a Mosca si giocavano gli ottavi Spartak e Olympique Marsiglia; ci pensava Valbuena a levare la ragnatela dall’incrocio dei pali ed aprire il varco per il 3-0 corsaro. Francesi qualificati, come il Chelsea già primo che, però, aveva perso tre delle ultime quattro in Premier e doveva allestire un assedio pure per rimontare l’ultimissimo ma presuntuoso Zilina, che era in vantaggio a Stamford Bridge. Nel girone H il Partizan Belgrado marca zero punti, questi tre glieli ha strappati in casa lo Shakhtar Donetsk (3-0), salendo brillantemente a dodici. Ma la sorpresa è che, contemporaneamente, a Braga si consumava l’insospettabile e rumoroso tonfo dell’Arsenal, sconfitto 2-0 dai casalinghi e svegliatosi dalla botta a quota 9 in classifica, agganciato in seconda piazza dai portoghesi. Si vedono già i titoli di testa per i patemi dell’ultima serata. Nel girone G, invece, tutto si è risolto e nel modo più logico: Real Madrid primo (14 punti), abbattute le quattro mura dell’Amsterdam Arena con una rete per ciascuna, e Milan secondo (8 punti), i rossoneri blindano la qualificazione a Auxerre.

I Mourinhani continuano a dare l’impressione di muoversi con i pattini, tanto sono veloci, e la loro brillantezza stravolge i Lancieri dell’Ajax, che sognavano di giocarsi tutto a S. Siro e invece dovranno pensare a salvare il terzo posto per l’Europa League. Reti di Benzema, Arbeloa e, sorpresa sorpresa, Cristiano Ronaldo (ne fa due e fa anche un po’ paura per la soave facilità con cui domina il gioco).

In Francia, quelli di Allegri – che nelle ultime settimane si sono scoperti primi in patria – trotterellano per tutto il primo tempo e per un tot nel secondo, alimentando sovente lo sbadiglio. Poi Ibra innesca un’azione con un colpo di tacco, si ritrova la sfera rotolante di fronte a seguito di vicende da flipper, e la prende a calci con una tale violenza che quella si trova scaraventata in volo a spaccare la porta. Uno a zero. Ronaldinho sorride estasiato dalla panchina e, quando salta fuori che c’è spazio anche per lui sull’erba, mette in scena per tutti la semplicità dell’impossibile: dal vertice destro dell’area, un avversario di fronte, il mondo non fa in tempo a chiedersi se lo salterà che lui, con l’aria innocente di chi fa queste cose dormendo, ha già fatto girare la palla di sinistro nell’angolo lontano. Buon per il Diavolo.

Ci siamo serbati il piatto forte per il finale: la Roma, a quota 6, ospitava il già promosso Bayern Monaco; intanto, a Basilea, gli svizzeri diventavano ufficialmente la rivale qualificazione, battendo il Cluj e salendo pure a 6 punti. E, per tutto l’intervallo, siamo stati rassegnati a questa parità in classifica da spezzare solo all’ultimo turno, perché Mario Gomez frustava la difesa giallorossa e ne faceva due. Lupacchiotti in bambola. Ma pur sempre lupacchiotti, ed ecco che bastavano quattro minuti nella ripresa al solito Borriello per far gridare l’Olimpico. L’estasi, tuttavia, si è fatta attendere fino all’ottantesimo: in un crescendo rossiniano, prima Capitan Futuro De Rossi chiudeva un’azione magnifica, poi addirittura il mitologico Francesco Totti faceva tre dal dischetto (fallo sul decisivo Borriello). Si sprecano gli aggettivi omerici per la Roma, cui ora basta un punto.

il calcio, signori


Partiamo dalla fine. La faccia di Chiellini nell’intervista post Lech-Poznan – Juventus dice davvero l’indicibile. Ha ancora negli occhi lo spettro di qualcosa di incredibile, di impossibile. C’era una storia già scritta – e già quella non era così onorevole al cospetto della Storia della Signora, ma almeno valeva tre punti. Poi una linea impazzita ha spezzato il loop. Spiazzato giocatori, panchine, dirigenti, spettatori e televisioni. Rivedere il sinistro di Rudnevs per il 3-3 finale dà l’idea di un video che viaggi a 2x. Pareggio del Lech. Al novantaduesimo. Un sinistro spericolato, disperato. Sul campo si stava come se, lanciando una moneta, la Juventus potesse vincere sia che uscisse testa, sia che fosse croce. Ma la moneta atterra sul ciglio tra le due facce e resta lì, che probabilità c’erano? Il calcio, signori. È tutto qui.

La Juventus rischia di uscirne con le ossa rotte, non che già prima non avesse ematomi belli evidenti. Ma ribaltare una partita da due a zero sotto è sempre una tisana bella calda, anche se hai davanti dei paria del fòbal; finire così, rimontati di nuovo, invece... la faccia di Chiellini, ecco. La notte precedente c’era davvero chi sperava che la musichetta della Champions mettesse le ali alla compagine imbolsita presa a sberle quattro giorni prima dal Cesena. Non è accaduto. Hanno un bel daffare i giornali a rincorrersi salmodiando “Ibracadabra-Ibracadabra”. Il Milan è quello di Cesena. Almeno per ora. Una squadra che tenta di negare la forza della logica abbandonandosi nelle braccia di Dioniso. EZlatan, che può permettersi, dall’alto del suo enorme naso, di attaccar briga con Arrigo-allenavo-la-squadra-più-forte-di-sempre-Sacchi, è il perfetto profeta di tale follia. C’è molta poesia nel tentativo di far del calcio un gioco per esteti, tutti insieme appassionatamente. Ma la logica ha la forza di incorporare tutto ciò che, apparentemente, le sarebbe avverso, trasformandolo in una macchina efficiente e, appunto, logica.

La logica, che ci piaccia o meno, è vincente, traduco: puoi essere Mandrake, con la palla, ma se non corri – o se altri non corrono per te – non la vedi mai. Al Milan sembrano tutti dispiaciuti di constatare che è così. E continuano: “Ibracadabra, Pato, Dinho, Robinho”, sperando che il mantra si traduca in un incantesimo e fiocchino i gol, come premio divino alla loro maestà. Nel frattempo, quelli dell’Auxerre corrono tre volte tanto, colpiscono una traversa, sprecano uno scellerato contropiede tre contro zero. E solo per questo non stiamo a raccontare la replica di Cesena. Per questo e perché, data la pochezza dei francesi, Ibra il Folle riesce a scardinare per un paio di brevi istanti la logica, e per stavolta tanto basta. L’Inter non passa a Twente. Milito deve ritrovarsi, un po’ in crisi d’identità, si starà chiedendo: “Non è che il Milito dell’anno scorso è stato un caso e il resto della carriera, via pur sempre costellata di gol, esprimeva meglio la mia dimensione?”. Crisi, ritengo, foraggiata dallo scarso protagonismo del Mondiale. Ma tornerà, troppo più forte e più intelligente, in campo, di queste nuvole passeggere. Intanto c’è Eto’o, e scusate se è poco. Queste poche righe, e il weekend di campionato scorso, mi bastano per dire che da battere – almeno in Italia – c’è sempre e solo l’Inter e che l’operazione mediatica tesa ad affermare che il Diavolo sarebbe più vigoroso del Serpentone ha francamente stancato. Ma anche sortito effetti tra le folle rossonere, questo è certo.

Sono ovviamente disposto ad essere smentito e a negare di aver mai sostenuto quanto detto, qualora la prossima primavera fosse teatro di scene trionfali tra le schiere Gallian-berlusconiane. Se un’altra ed enorme linea di fuga dalla logica dovesse spezzare la storia che vedo già scritta, allora sarei stato un fanatico della potenza di fuoco rossonera fin dalla prima ora. Il calcio, signori. È tutto qui.