le altre carbonare
mercoledì 9 novembre 2011
lunedì 24 ottobre 2011
why always me?
Non è malizia, certamente non ci stiamo accanendo, ti dirò di più: la verità è che delle gioconde cazzate che combini tu, almeno una, la vorremmo poter imbastire noialtri, per una volta. E tutta 'sta invidia la mettiamo a tacere col godimento di veder godere te, ecco tutto. Non te la prendere, suvvia, capisco la tua maglietta polemica [se ne volete una, ovviamente ora è in vendita, tipo qui], ma alla fine dei conti noi che ti rompiamo le scatole siamo gli stessi che guardano incantati te e la tua cresta intimarci il silenzio, dopo che avete aperto le danze sul cadavere in pectore del ManU – e pure all'Old Trafford – con un gioiello di bellezza che trancia le par.
L'amico della Regina, ma tirate le somme più amico del vino ai pranzi regali, Sir Alex mastica cinquecento cicche – non potendo fumarle – e quando finisce il dramma si guarda attorno più rosso del solito e ci sussurra, mentre se ne rende conto, di aver patito la sconfitta peggiore da che sta al mondo, che è più o meno lo stesso che dire da quando sta sulla panca dei Devils.
Tentare di immaginare come si sia sentito e continui a percepirsi ora il tifoso citizen è roba per esclusivi eletti altrettanto cittadini: trascorri l'intera vita a odiare i cugini che vincono e stravincono e intanto a chiederti nel buio della tua cameretta – senza mai confessarlo nemmeno a tua madre – perché nelle tue vene da operaio del nord non scorra pure sangue red, che certo non saresti così fascinosamente genuino ma almeno sapresti cosa vuol dire nella tua lingua to win; poi un giorno arriva la globalizzazione, vestita da sceicco arabo, e riempie anche le mura del tuo stadio (e non solo e sempre quelle dell'altro) di soldi color petrolio ma non per questo meno buoni, anzi, e tu fai buon viso a cattivo gioco; quando diventa buono pure il gioco, perché, a forza di comprare campioni e dar loro allenatori, una squadra vera la costruisci anche, già non ti sembra vero di trovarti in testa alla classifica; se poi respingi l'assalto dei soliti rossi, schiantandoli in questa maniera e pure nelle loro stanze, beh, vuoi vedere che il godimento del Six è anche meglio di quello della versione originale?
mercoledì 5 ottobre 2011
domande che uno proprio non può non farsi...
Stando che, ovviamente, nemmeno per quelli incappai in risposta, li sottoporrei alla di Voi.
Mi sapreste dire perché...
- ... non sopporto il capelluto indolente che (non) gioca nella Fiorentina, ma mi trovo costretto a gridare a pieni polmoni: «IO STO CON MONTOLIVO!» dopo aver sentito il suo parere su Nocerino e il Camp Nou?
- ... se l'Inter perdeva con l'uomo in meno, Mourinho faceva le sue piazzate, tipo la simulazione plateale di un ammanettamento, e insultava la quaterna facendosi cacciare, e d'un tratto lo stadio pareva un saloon e i suoi uomini diventavano verdi e ribaltavano partita e avversari mentre ora, che quella parte la recita Ranieri, i nerazzurri si guardano smarriti chiedendosi: «perché quel vecchio sbraita?» ed entrano in campo ancora più molli di prima?
- ... già che parliamo dello specialone, il Corriere di oggi 5 ottobre titola così?
- ... a ottobre fa ancora 'sto caldo che perfino Ibra si stanca di trascinare il naso per i campi del pallone, che non è più bello come una volta, poveretto?
lunedì 3 ottobre 2011
impressioni per forza di corsa
- La Juventus è matura, affamata, umile, rinnovata, atletica;
- Il Milan ha troppi infortunati e andrà giudicato solo dopo la sosta;
- È l'anno della Juve: ci ha lo Stadio nuovo di zecca, ci ha Conte che – chissà chi l'ha deciso – è un predestinato, ci ha la simpatia di quelli tutti belli ripuliti perché – poveri – gli è toccata la seriebì e lo scudetto del 2006 insomma proprio non glielo vogliono ridare, ci ha questo, ci ha quello.
Sia chiaro, non che me ne freghi qualcosa di una Giustizia del Calcio, ma si smettesse di blaterare di facezie per ore, le orecchie del povero teleutente trovo ne gioverebbero. E forse apprezzerebbero di più – le orecchie e pure gli occhi – i gesti e le gesta, tipo quelli del Napoli.
giovedì 22 settembre 2011
l'autunno della serie A
Quest'anno, invece, sia detto senza offesa per nessuno – tanto se non siete d'accordo vuol dire che non capite una beata di fòbal o che siete culès blaugrana, quel sorriso beato sul faccino non me la racconta giusta, e quindi non riuscite a non essere felici del mondo pallonaro tutto, in questo particolare frangente storico – quest'anno, si diceva, il calcio italico farà pena perfino ai messi alla gogna, ma tranquilli, solo fino a giugno.
Di veramente memorabile, pure 'sta giornata di mezza settimana, non ci regala poi granché. Se la ricorderanno giusto:
un figlio di Israele che deve aver sacrificato ovini come se piovesse, al suo Dio, se gli ci sono voluti 18secondi18 per spaccare la lastra all'incrocio dei pali dal cortile di casa sua, a Palermo;
e uno che di chi è figlio, nel dubbio, sarà il caso di non chiederlo agli interisti, ed è stato avvistato allontanarsi da Appiano Gentile con gli occhi gonfi – Nebuloni e gli altri cronachisti dicono di pianto, a me mi parevano schiaffoni – e non proseguirà oltre l'opera di affossamento della Beneamala-pazza-inter-amala. A tutti dispiace, in fondo in fondo, per com'è andata. Ma anche peggio potrebbe sempre fare Ranieri, quindi aspettiamo a disperare, hai visto mai ci si diverte ancora un po'?
Nell'attesa di vedere se Luis Enrique ci metterà meno tempo ad accorgersi che Osvaldo non è un attaccante di quanto ne ha impiegato Gasp ad ammettere con se stesso che Pazzini, invece, giocherebbe in qualunque 11, dalla mia Playstation alla finale di Champions, registriamo un pareggio Juventutis.
Il signor Gava di Arbitro ci aveva anche provato a fare un favore a Mirko, facendo finta sia di non vedere che Pirlo (sì, lo skipper di cui sopra) batteva e battezzava con palla in movimento sia di non aver alzato il fischietto a palesare al mondo un «fischio io» immediatamente ri-ingurgitato. Ma Vucinic insisteva parecchio, a furia di lagne e pestaggi toccava cacciarlo dall'erba rasata di fresco, come lo stadio, e il Bologna, per non saper né leggere né scrivere, il pareggio intanto lo inzuccava, poi si vedrà. La Signora si tiene un punto soltanto. E la testa della classe, con Genoa e Udine.
Lassù ci starebbe pure l'Atalanta di Denis la Peste in Carrarmato, ma lì attorno ballano altre vicende e, se proprio non resistete alla curiosità, preferirei faceste una telefonata a Doni, ecco.
mercoledì 21 settembre 2011
el niño! bella sòla!
giovedì 15 settembre 2011
Perdere la Treb...AHAHAH, no, non ce la faccio!
| Trebisonda! Ecco dov'era! |
mercoledì 14 settembre 2011
torna la coppa orecchiuta, torniamo noi!
La Coppa dei Campioni è un'altra cosa. Cos'è che lega un'appiccicosa serata nella provincia padana a una noche brava sulle Ramblas catalane? È il
| «Chi si imbranda la figlia del Boss? Schiappe!» |
Ora, tutte le fiumane di verbo e inchiostro delle settimane, che dico, dei mesi precedenti, su quanto il Barça sia la squadra più forte di sempre, sul progetto perfetto venuto da così lontano che Messi e compagnia cantante erano bimbi, sulla squadra imbattibile – concetto che prevede già l'intrigante caccia a chi sappia smentirlo –, potevano asciugarsi in quei 24 secondi serviti a una maglia bianca per fare uno? Dubitiamo. Più di noi, dubitano gli undici dipinti di blaugrana. E comincia la loro recita.
Passaggi, tocchi, ancora passaggi. E se vi sembra che la cosa sia pesante e viziata, perdonatemi, non sono qui per convincervi, ma restiamo due bestie diverse. Quella trama diventa ridondante senza mai perdere di leggerezza, di estasi, di tendenza all'altrove. E noi poveri mortali, che di questa cosa che chiamiamo Pallone per semplificarla cominciamo a pensare di non averci mai capito un'acca, non possiamo che ripetere, tipo mantra: «Non sbagliano una volta». E non sbagliano. Anzi, alzano il livello del gesto, come per dimostrarti che non conoscono il significato di difficile, lasciamo perdere quello di rischioso. Il Milan? Corre, lingua per terra, mangia la polvere, prima ci prova timidamente, poi recede da ogni belligeranza. In una parola: fatica.
Il primo tempo, se hai segnato dopo una manciata di istanti, sembra non dover finire mai. Deve aver pensato questo il povero Abate quando, sulla corda da una buona mezz'ora, non ha avuto la prontezza di spingere in corner il cuoio nell'unico tiepido attimo in cui la Pulce, indaffarata in uno Slalom Speciale tra Nesta e Van Bommel, gliel'avrebbe concesso. Impietoso, trascorso quel lampo di tempo, Lionello è riapparso in scena e ha recapitato uno "spingimi dentro" troppo erotico perché Pedrito si tirasse indietro. Pari all'intervallo.
| Villa: la punizione. In ginocchio sui ceci. |
Nella dimostrazione di superiorità del calcio blaugrana su quello italico e non, sono gli stessi dèi che rifiutano il castigliano a sfoggiare qualche striatura, che sembra già un'eresia chiamare difetto, sulla superficie della loro filosofia perfetta. La traccia simbolica di tale ineffabilità deve averla lasciata proprio Messi – quello del palo e dell'assist – a forza di picchiare sul prato: un'orma violenta, figlia della frustrazione per aver concesso a Nesta un recupero prodigioso dopo essersi procurato un'occasione che per Messi – e solo per lui – era un gol fatto. E così, anche per le divinità le regole universali del cosmo pallonaro sembrano valere, almeno in fugaci e intermittenti tratti: linee di forza che sfuggono al loro controllo per insegnare anche alla loro insolenza che, se non chiudi le partite, facile facile non le vinci nemmeno; linee che si concretizzano in un corner al novantaduesimo, nella schiena inarcata e superbamente immune alla gravità di Thiago, nella rete che si gonfia.
| «Sono atterrato!!! Mi mancava l'aria...» |
mercoledì 15 giugno 2011
king james? si inchini, c'è il tedesco
Nella città che conosciamo per JR, c’è una squadra che la palla a spicchi sa come trattarla anzichenò e che si fa condurre dal biondo teutonico. Costui è bianco e non nero, le sue pallide braccia non appaiono come la montagna di muscoli tatuata che è LeBron, il mondo intero non si inchina a lui come al Messia James, eppure. Quel trofeo dorato per cui questi mostri strapagati schiantano canestri e articolazioni per tutta la vita, l’ha alzato Dirk. A forza di canestri, infilati da qualunque angolo del parquet, saltando con quella gamba destra che avverte chiunque di stare alle larghe e le braccia geometricamente posate. Un concetto, questo, estraneo a Miami, così il basket non poteva accasarsi lì.
Per LeBron ci sarà ancora tempo, dopo tutto Air 23 vinse la prima volta a 28 anni. Per Dirk c’è la gloria, l’anello del Nibelungo, Dallas ai piedi.
giovedì 9 giugno 2011
Miami Heat. Le mie perplessità
Perché sono i più forti, perché forse sono i più forti ogni ecpoca, perché giocano male, perché non c'è un sistema che io ricordi che renda soltanto da una parte del campo, perché Lebron James quest'estate ha messo su quella pupazzata imbarazzante, perché sono troppo forti, perché, come cantava 2pac Shakur, hanno tutti gli occhi addosso, perché fan gia versare un Nilo d'inchiostro, perché son troppo forti... Non so perché, ma parlare degli Heat, se uno segue la palla a spicchi, è inevitabile.
Comincio a vedere gara 2 tra Miami e Dallas all’ora in cui gli inglesi bevono il te e finisco all’ora in cui iniziano i film col bollino rosso in seconda serata, con il telecomando in mano e un febbrile e tarantolato REWIND. Non credo ai miei occhi. Ho appena assistito ad una partita di una serie finale di playoffs senza precedenti. Stento a credere che il tedescone gliel’abbia vinta ancora, e che Lebron e i suoi isolamenti gliel’abbian fatta perdere un’altra volta.
Questi ultimi pensieri però, sarebbero legittimi soltanto se qualcuno avesse visto gli ultimi 6 minuti della gara, perché in realtà l’intera partita diceva ben altro. Diceva che Dallas a 6 giri di lancette dalla fine, nell’inferno bianco della triple-A (American Airlines Arena, ndr) era sotto di 15 e tutto sommato meritatamente, se non per il gioco (che per i mavericks non latita mai del tutto) per le 17 palle perse, inconcepibili per una gara di finals e per gli anni di pallacanestro che i texani c’han sul groppone che fino a quel momento parevano un handicap, non una forza inestimabile. 6 turnovers in società Kidd-Nowitzki, una valanga di buoni open-shots sbagliati (anche quelli in un attacco così ben congegnato non mancano mai), Terry e Stojakovic fuori dal palazzetto e quel dito rotto che al tedesco avrebbe dovuto dolere abbastanza. Insomma, i Mavs sono sempre stati a contatto per almeno tre quarti di gioco ma questo non bastava perché poi, come fossimo in un videogioco, arrivava il quarto quarto, si cambiava schema e per quanto si fosse attrezzati e in salute, il mostro di fine livello lo si doveva incontrare e era parecchio grosso.
Fondamentale, a quel punto, provare ad invertire rotta a costo di rischiare qualcosa. Per questo Carlisle l’ha buttata sui piccoli: Kidd, Barea e Terry insieme (100 anni in tre e 5 metri messi uno sopra l’altro) a contrastare una squadrona alta fisica ed atletica come quella miamese.
In effetti non è andata benissimo, palla persa contropiede, palla persa contropiede, palla persa e bomba. -15 dalla sirena. Timeout; fuori i piccoli e si torna al quintetto base, senza Stevenson ma ovviamente con il piccolo grande Jet. Terry che fino a lì aveva lavorato per otto punti ma pochissima presenza di spirito, tirando male e facendosi trovare impreparato palla in mano, entra dopo il timeout, quando probabilmente Peterson avrebbe gia annunciato la celebre, immortale e tutto sommato stancante “mamma butta la pasta”, entra e mette due bei tiri in sospensione. – 11, timeout miami. Spoelstra in panchina a dire : “raga, l’esultanza pugilistica LBJ D-Wade bella eh, però quelli là sono vecchi, arrabbiati e aperti all’immigrazione tedesca quindi magari aspettiam a mollare và!”. Poi avviene il crack, Miami si espone ad un parziale 16-3 ma, peggio ancora, si adagia su continui, insensati, prevedibili, inutili, lenti e soporiferi 1Vs il mondo di Lebron. Sia chiaro, non colpevolizzo il ragazzo dell’Ohio, lui fa il suo, talvolta prova a passarla ai compagni che però (sottoposti il loro), gliela restituiscono immediatamente, e allora che fare? Perché non uno step-back da 8 metri ad un secondo dalla fine dei 24? E non una volta, non due, ma bensì tre volte in due minuti. Poi poco m’interessa che dall’altra parte entri tutto, sono le finali NBA in fondo.
Miami non ha perso per un mero problema “mentale”, che di certo comunque ha influito (per me, con un play in campo, o meglio, con un play che ha il diritto di portare su la palla, un canestro si sarebbe riuscito a segnarlo, ma di play a Miami non ne vogliono sapere), ha perso per un difetto tecnico, un difetto che, ed è questo che mi stupisce, c’è da tutto l’anno e a cui la direzione della florida non sembra voler porre alcun rimedio. Lebron la prende sulla rimessa e basta, fa lui. Non si può vincere l’anello così e non capisco come a Spoelstra, o meglio, ai i suoi assistenti, non venga mai in mente di far giocare gli altri. E’ indicibile. Qual'è infatti l’unico canestro messo a segno da Miami negli ultimi minuti? La bomba di Chalmers (vabbè, facciam di Chalmers e Terry và!) a 24 dalla fine. Siam sempre lì, avere due dei 5 giocatori più forti del pianeta vuol dire trovare sempre qualcun altro libero. Bibby stava segnando (finalmente), Chalmers ha i cojones per tirare da uno scarico, ad Haslem non trema la mano (se si organizza un gioco per lui). Insomma, scelte tecniche che non posso capire. Mi spiace scomodare sempre sua santità, ma quando Jordan doveva vincere la partita la prendeva sì dalla linea di fondo e la depositava nel canestro 28 metri più in là, ma non a tre minuti dalla fine; prima la palla la prendeva Harper, Kerr o chi per loro.
Certo, nel basket contemporaneo il ruolo di playmaker è molto cambiato, forse nemmeno più esiste. Basti pensare qual è il sistema di pallacanestro che ha garantito più vittorie ed anelli negli ultimi 20 anni, la triple post offence, il triangolo Winteriano reso celebre da Phil Jackson prima ai Bulls e poi ai Lakers (non ha abbastanza dita per gli anelli eh, son 11 da allenatore e 2 da giocatore!). Il sistema è il più equilibrato e armonico della pallacanestro (5 giocatori assolutamente intercambiabili alla stessa distanza l’uno dall’altro) , tai-chi in movimento e non concepisce il ruolo di playmaking; posto questo, Miami non gioca la triangolo, spesso sembra giochi una sorta di parallelepipedo e per capirci qualcosa si dovrebbe provare ad unire i puntini a mo' di settimana enigmistica.
Penso anche a quanto potenziale sprecato ci sia nel serbatoio degli Heat e adopero il venerabile Micheal Bibby per esporre il mio parere. Mi è capitato di riguardare recentemente gara-7 delle finali di conference del 2002 tra Sacramento e Lakers (triple-post offence VS Princeton offence, basket tecnico ai massimi livelli, ndr) e di ragionare sul ruolo di Bibby trasportandolo agli Heat. Bibby, più giovane certo ma non un giocatore diverso, lento, un filo macchinoso, ma decisivo (ne metterà 30 in quella partita, pur perdendo) e sopraffino portatore di palla ed organizzatore di gioco (la Princeton offence, sistema nato neanche a farlo apposta all’università di Princeton dove il QI generale è altino anzichenò, e adottato da alcuni allenatori NBA, come Rick Adelman in quel 2002, è un sistema molto complesso dove tutti i giocatori iniziano il gioco sopra la linea del tiro libero e sono sempre coinvolti, con tagli e blocchi, per questo le spaziature devono essere rigorosamente rispettate), è snaturato a dir poco a Miami. Quando, in sede di commento, Bibby prende un tiro dallo scarico, si tende a dire “è lì per quello”, che in se è una supposizione giusta, ma Bibby è tutto fuor che un tiratore da scarichi. Non lo è mai stato e non lo sarà mai, Bibby esce da un blocco con la palla e tira, è sempre stato un tiratore da arresto e tiro, provare a farne lo Stojakovic della situazione, a 33 anni, è assurdo. Ma poi, avresti un playmaker vero in casa, perché non disegnare qualche gioco ogni tanto?
Per tornare alla partita, sono 3 i grandi errori di coaching nell’ultimo quarto. Numero uno rimanere senza time-out: certo, quando si subisce un parziale sì pesante si deve fermare la partita per tentare di tamponare l’emorragia ma, posto che comunque tenere un time-out alla fine è uno dei 10 comandamenti dell’allenatore, almeno, gia che ci si vede in faccia seduti sulla panchina trangugiando Sprite, non converrebbe mettersi d’accordo su come giocare l’azione dopo invece di vedere Lebron che sbraccia e indica ai compagni come preferisce il blocco?
Numero due le (non) scelte offensive di cui sopra: Lbj fermo in palleggio e gli altri a guardare.
Punto tre, e qui, devo davvero concentrarmi per rimanere serio e composto, Bosh su Nowitzki nell’ultimo possesso dopo che Dirk aveva segnato gli ultimi 9 della squadra, Miami aveva subito un parziale enorme e sull’orologio c’è scritto “-24 secondi”? Bosh?Nowitzki va via ad un difensore opinabile com’è l’ex Raptor con un giro in palleggio e appoggia al tabellone… Ma come appoggia al tabellone? Peggio ancora, assurdo azzarderei, la squadra di Spoelstra al momento aveva ancora un fallo da spendere! Non so come raccogliere i pezzi di questo disastro tecnico. Rimani senza timeout, e vabbè, però almeno metto pressione con un difensore buono, nemmeno quello (tipo, non so, hai in campo il migliore difensore, quando vuole difendere, della lega, è un 2.03 di 120 Kg e viene dalla zona più brutta d’America, il nome inizia per L e finisce per N), però dai, a 4 secondi dalla fine mi appendo al tedesco e costringo Dallas ad una rimessa difficile per un tiro da tre. No, Miami in single coverage con un difensore scarso contro la più tecnica, infuocata, strabiliante macchina da punti dell’intera NBA, beh, ovviamente poi, mica lo raddoppiamo! Incredibile davvero, avrei voluto vedere la faccia del capitano del vapore Riley.
Ultima suggestione, che non significa nulla ma mi ha causato pelle d'oca: mettere vicine la faccia di Lebron che festeggia Wade sul +15 e quella di Nowitzki alla fine, con tutti che lo schiaffeggiano sul petto e lui che li guarda come farebbe un maestro KungFu dopo aver neutralizzato l'avversario di una vita (la più grande guerra è quella dentro di noi!)
Per fare un bilancio finale, Miami è tanto più forte e ha avuto dalla sua l’inerzia dell’intera gara, ma continuerò a ripeterlo, vincere da soli non si può, è sbagliato come concetto, e se vincerà quest’anno, sarà, dal mio punto di vista, un anello ingiusto, brutto da vedere e immaturo.
Chiudo questa mia prolissa analisi ancora citando Al Pacino in ogni maledetta domenica: “si può vincere come collettivo o perdere individualmente”.
domenica 29 maggio 2011
Farsi gioco del gioco
lunedì 16 maggio 2011
martedì 10 maggio 2011
maggio, tempo di milan
È uno che spacca in due le stagioni, quelle del meteorologo, e regala il primo sole vero, le prime notti chiare e la luna finalmente all'aperto. Ma si occupa pure delle stagioni sportive e tra tante – guarda un po' – anche di quella calcionara.
| «avevo detto che avremmo vinto lo scudetto». avevi detto «tutto», ma va be'... |
| «Boia, so' bell'è briao... certo se me lo bevevo era meglio...» |
mercoledì 4 maggio 2011
clàsico. fine lavori
Se il numero 10 degli altri è un piccoletto spettinato con la magia leggiadra nei piedi e il tuo 10 sta sulle spalle di Lass - figliolo del quale quanto di più leggiadro si possa dire è: "Diarra saltato ancora da Messi" - ecco, se le cose stanno così, non puoi nemmeno ritenerti vittima di ingiustizie.
Se invece, pur di lamentarti di tutto il mondo e far la guerra ai mulini a vento ma molto
meno simpaticamente di Chisciotte, ti metti a fare il guascone sarcastico, finisci in gabbia, da lì spedisci i pizzini ai tuoi prodi e la sera dell'evento clou (rima con Mou) diventi un latitante e nessuno sa davvero dove sei, forse sarà pure che tutti ti cercheranno, ma con ansia non maggiore a quella impiegata in trent'anni per Provenzano. Dilemmi da Nanni?
Sì perché, se è vero - come è vero - che nel calcio non c'è giustizia (chiedete, nel caso, all'Arpino di Azzurro tenebra), il Barça suscita a noi fedelissimi un possesso di completezza e solletica una dimensione estetica che va oltre: laddove non c'è nulla e invece vien voglia di alloggiarci proprio questa sublime intesa tra le maglie catalane e la perfezione della fisica, della realtà, della gioia. La gioia dei Cules nell'arena del Camp Nou, gridare Olè intorno al campo verde, saltare per ore mentre la sfera accarezza sempre e solo i piedi dei tuoi, vedere la rete gonfiarsi e capire che è fatta.
E non servono spiegazioni, e se Guardiola filosofa, come fece un mese fa tornando a Brescia, che lui non sa che consigli dare per fare grande una squadra, lui, per vincere, usa Messi, spiegazioni nemmeno le andiamo cercando.
Guardiamo, godiamo, Finale.
domenica 1 maggio 2011
El Clásico
Vi propongo un'opera che riassume la situazione. Non solo quella della rivalità più osservata dello sport attuale, ma pure un po' quella del magistero pallonaro tutto.
Dal gruppo di filmmakers di cui vedete il logo qui accanto [e qui il sito, toh], una rivisitazione di un evento che dovrebbe ricordarvi qualcosa anche se non siete malati di pallone... buona visione!
giovedì 28 aprile 2011
ho visto il messi(a)
martedì 26 aprile 2011
sondaggio real-barça
Andrés Iniesta, con molestias en el sóleo de la pierna derecha, baja ante el Madrid
problemino da poco, per Pep? Quanto sposta l'assenza dell'8 nella semifinale? Votare...]
| niente semi per Andrés... |
Ok, cioccolatata primaverile andata, constatato il largo vantaggio del Milan in classifica, l'incapacità dell'Arsenal di riprendere il Man U e il Real che, pur procedendo a valanga, non riesce ad avvicinare quelli blaugrana, resta da concentrarsi proprio su quest'ultime due.
Insomma, dite dite: come finisce mercoledì sera, nell'andata Real Madrid - Barcellona?
lunedì 25 aprile 2011
serie a, siete poco normali
giovedì 21 aprile 2011
clasico (parte 2 di 4) - il real travolge la copa
lunedì 18 aprile 2011
diagnosi per la serie A
| «Mi sa che c'ho la febbre...» |


